Comune di Sanza (SA)

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perchè Sanza?Nella vita spesso ci preoccupiamo di organizzare, pianificare, studiare mosse e contromosse in modo scientifico e analitico.
poi avviene che le cose importanti succedono per caso.
o magari che le cose che avvengono per caso sono importanti. o magari più importanti di quelle che avevamo minuziosamente pianificato.
qui si narra di una pioggia (che a sanza è frequente amica ristoratrice).
di un viaggio alla scoperta dell'italia in bicicletta, che tutti gli anni, con qualche amico, organizziamo dal tirreno all'adriatico o viceversa. nel 2009 si pedala da termoli a sapri.
e proprio l'ultimo giorno, che è anche uno dei primi giorni di giugno, quando l'itinerario prevede padula, buonabitacolo, sanza, morigerati e sapri, ci prende uno di quegli acquazzoni che non si possono affrontare sulle due ruote.
decidiamo di fermarci proprio accanto al cippo di pisacane.
poi troviamo un ricovero sotto la tettoia del benzinaio poco più avanti, all’ingresso del paese. asciugo gli occhiali e lo sguardo cade sul manifesto inzuppato di pioggia: “pellegrinaggio al monte cervato” ventisei luglio duemilanove.
già in una precedente visita in cilento, a noi innamorati di montagna, avevano raccontato del monte cervato (o cervati, boh?) della devozione alla madonna, del santuario e della grotta. ma quel manifesto lì, sotto la pioggia, era una chiamata.
ed il ventiseiluglio abbiamo risposto, salendo in bicicletta da sapri la mattina.
dopo cena (e che cena da saro!) ci uniamo ai tantissimi pellegrini di tutte le età e con calma di notte camminiamo tutti insieme.
aspettiamo l’alba e l’arrivo della processione in alto (un pò infreddoliti) con tutta la campania ai nostri piedi, in una mattinata limpida e serena per il più bel momento di affetto che una città sa manifestare per la propria madonna protettrice. una vacanza a sanza, per noi, è sì un momento di svago, riposo, turismo, natura, buon cibo e passeggiate, ma è sopratutto l’abbraccio della gente unita nel pellegrinaggio, come nella vita di tutti i giorni. qualcosa di speciale.
così, conosciamo un po’ di persone, troviamo una casetta da affittare per le vacanze di natale, per vedere il cervato sotto la neve, sentire il profumo di legna tagliata e di camini che scaldano, magari anche di arrosti che cuociono, anche per noi, che passiamo per caso. dal sito del comune stampiamo la cartina dei sentieri e conosciamo il monte cariusi, il ponte dell’abate, il colle del pero, l’inghiottitoio, le cappelle dei dintorni. abbiamo perfino imparato gli orari della corriera lamanna, cosa volere di più dalla vita?
grazie sanza.
capodanno 2010 Annibale Osti


Sono le sei di seraSono le sei di seraSono le sei di sera, il sentiero spiana, le nuvole basse filtrano i raggi del sole, che si prepara al tramonto. intorno appaiono e scompaiono le creste calcaree di un cratere misterioso. in alto sulla destra, ecco la cappella: un piccolo cubo di pietra, il tetto che luccica, il coro in lontananza (è una registrazione diffusa dall’altoparlante). la lunga camminata di 1.300 metri di dislivello già la conosciamo, ma era un anno fa, il buio della notte, lucciole nel bosco, guidati dalle torce elettriche di tanti pellegrini, alba sulla pietraia di chiaia amara, esplosione di canti all’arrivo della madonna. oggi, fatta di giorno, al caldo piacevole delle lunghe ore di sole davanti, è tutta un altra cosa. diligenti,ci siamo informati e accordati col priore: c’è la possibilità di dormire e mangiare al santuario. l’arciconfraternita accudisce il prete per tutta la novena, accoglie i pellegrini che arrivano a tutte le ore del giorno e della notte, per i nove giorni della villeggiatura mariana, abita e rende ospitale un rifugio di montagna, la cui ospite di riguardo da mille anni non ha mai dimenticato un’estate e il 26 di luglio decide di prendere una boccata d’aria fresca, convoca i più baldanzosi maschi del paese e di buon passo, nel cuore della notte, trasloca ai duemila metri del cervato. qui trova il suo alter ego, con pargolo coetaneo, allegro e ritto sulle ginocchia, anche lei mamma, con la carta di identità di un altro comune. il suo doppio ha la pazienza di attenderla fiduciosa per dodici mesi, molti passati sotto una coperta di neve. ha la sua cappella, incuneata tra le rocce di una grotta, dove il visitatore passa a stento, sgusciando tra le pareti di pietra chiara ed umida. le sei donne che vivono la novena in montagna sono l’anima e il corpo della madonna oggetto di tanta devozione: vivono in piena comunità, dormendo, mangiando e pregando insieme, le giornate scandite da un ordine immutato nei secoli. le ragazze giovani si occupano dei souvenir e delle offerte, le altre del cibo e della ospitalità. il caffè è sempre caldo ed i biscotti croccanti, per chiunque ne faccia richiesta. i pellegrini lo sanno, ne approfittano, ma con discrezione, senza esagerare, perchè siamo in un luogo di preghiera e meditazione sopra le nuvole, non in un qualsiasi agriturismo di collina. colpisce l’equilibrio e l’armonia di una comunità sempre in movimento, in cui tutti sanno quello che devono fare. anche gli imprevisti in qualche modo rientrano in un copione scritto da sempre, eppure costantemente rinnovato. certo è che noi, ultimi arrivati, troviamo un luogo vivo e animato, non un monumento da visitare, ma una comunità di cui far parte e da cui essere accolti. diventa quindi naturale sedersi a tavola, conversare di tanti argomenti come se fossimo amici di vecchia data, aiutare a sparecchiare e mettere a posto, coricarsi e ritrovarsi all’alba del nuovo giorno, col caffè caldo ed il piano di battaglia della giornata campale, quella che precede l'alba della discesa dal monte. il ritorno alla vita di tutti i giorni. le ore trascorrono, i confratelli hanno una corvè pesantissima di preparativi. gli ospiti possono gradualmente farsi cullare dal trascorrere delle ore, aiutando quel poco, come sarà spostare una catasta di legna, in attesa dei tanti falò e grigliate che riempiranno la lunga notte del quattro d’agosto. così nel pomeriggio si infittiscono gli arrivi, il prato si riempie di giovani con tenda e chitarre, gruppi improvvisati con zampogna, organetto e ciaramella, odore di legna e salsiccia arrosto. l’atmosfera è intensa, partecipata, festosa e allegra. convivono sentimenti diversi in armonia. in altri contesti ci aspetteremmo contrasti stridenti tra sensibilità così diverse, qui no. aumentano la gente, i cori, le griglie, le bottiglie vuote e la notte – senza bisogno di proclami e pubblicità – è notte bianca per tutti. la messa delle tre è il saluto e l’arrivederci: il giovane don marco, alla sua prima esperienza di cervato, le donne che hanno tenuto insieme e reso concreta la protezione della millenaria legnosa villeggiante, i confratelli che hanno approntato l’hardware e reso possibile l’accoglienza a migliaia di persone, i pellegrini un po’ imbambolati dal sonno e dal freddo, con i loro pensieri e voti. dalle quattro in avanti le lucciole sciamano lungo il sentiero. puntano ad oriente verso il sole che sorgerà e che trovano alla prima sosta, nella radura del bosco. qui possiamo levarci le giacche a vento, spegnere le pile, staccare rami di faggio per decorare le mazze, ritrovarci e fare nuove conoscenze, intrecciare conversazioni senza bisogno di presentazione, perchè siamo tutti eroi del giorno, condividiamo una esperienza di festa e spiritualità che ci unisce e rende diversi dai ruoli della vita di tutti i giorni. quella che riprende il sei.
Annibale Osti 05 Agosto 2010


Per un sorso d'acqua fresca Domenica quattro novembre, sono le sette e trenta di mattina: sei temerari si danno il buongiorno in piazza e prendono la via di una escursione nei castagneti del comune di sanza. questo sabato e domenica si svolge la sagra della castagnedda: una iniziativa - ormai una tradizione - della proloco e del comune, per far conoscere e valorizzare questa importante risorsa naturale del territorio, il bene comune dei cittadini sanzesi. destinatari della manifestazione sono sia i visitatori forestieri, che i locali: entrambi poco informati della ricchezza che i boschi secolari del monte centaurino conservano nel loro scrigno verde. le nuvole basse e le previsioni meteo non spaventano gli escursionisti: scarponi, cappello e giacca a vento saranno sufficienti a proteggerci per la mattinata. lasciamo l'auto nei pressi del ponte dell'abate, una testimonianza elegante e armoniosa dell'importanza storica di questa via di comunicazione. vincenzo - la guida - imbocca senza esitazioni l'ampia strada sterrata che sale il pendio, con curve larghe e ben disegnate. qui si svolge l'attività boschiva, importante attività economica del territorio. vediamo cataste ordinate di legna tagliata, come tracce di tagli frettolosi ed abusivi. qualche cercatore di funghi, ma ormai la stagione è verso la fine, tracce onnipresenti di cinghiali, che hanno appena finito il giro della mattina. occhi esperti ed allenati ci guidano a riconoscere le piante: cerri, ontani, carpini bianchi. poi aceri isolati, castagni, infine faggi slanciati. il sottobosco è pulito ed agevole, qualche agrifoglio sempreverde carico di bacche rosse, un tappeto di crocus da zafferano, funghi sparsi, galletti in particolare. si procede di passo spedito: ormai ci è chiaro, a sanza, anche chi non ha abitudine all'escursionismo, ha la montagna nel sangue e procede con passo deciso, nè saranno quattr'ore di cammino a sfiancarlo! da una parte si andrebbe al valico che porta a caselle, noi teniamo la destra e puntiamo al cuore del centaurino, da cui sgorgano sorgenti dai nomi evocativi. così, in un paio d'ore raggiungiamo una conca, che sembra un anfiteatro naturale punteggiato di faggi e qualche castagno. al centro, una sorgente protetta da alcune assi: beviamo lunghe sorsate ristoratrici. è la fontana della rosa. chi sarà mai questa rosa? sotto le chiome fitte dei faggi, castagni e carpini, di rose non ne abbiamo proprio viste. deve sicuramente trattarsi di una romantica ragazza, che nei lunghi mesi di permanenza di boscaioli e mandriani, veniva a prendere l'acqua migliore del centaurino e animare i sogni di tanti montanari solitari.

Annibale Osti 04/11/2012

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